Fumettomania n. 10

Copertina del n. 10

N. 10 – Dic 1997 – L. 4000 (euro 2,50). Disegno di copertina di Giuseppina Mosca, una delle giovani partecipanti al Laboratorio di fumetti, realizzato a Barcellona nel 1996-97

SOMMARIO N.10

3 .Fu vera gloria?… Meglio le edicole o le librerie? di Mario Benenati – 4 .Comic Art ritorna in edicola di M.B – 4 .Dago. Le avventure di Cesare Renzi di Domenico Cutrupia -

6 .Selen, dalla TV al fumetto – intervista di Gianluca Piredda – 6 .Passeggiate nei boschi di Ambrogio Isgrò – 8 .Martha Washington Goes to war di Salvatore Bonanzinga – 9 .Nato morto: arriva il vampiro del 2000! di Michele Ginevra – 10 .Portfolio: AA.VV. – 12 .Napoleone parte bene di Lucio Sottile – 12 .Eppure sento che soffia di L.S. – 13 .Mangasaurus Rex di A.I. – 14 .Gianluca Piredda presenta Whinny di Jacopo Bonistalli – 14 .Memo Comics di M.B. – 16 .Schizzo Presenta di M.B. -16 .Primi dieci del cuore di D.C. -

17 .Ade Capone – Intervista di Gianluca Piredda – 18.Lucca e Roma, breve reportage di M.G. – 18.Sulle Tracce di Fumettomania di M.B. – 19 .Internet e dintorni, notizie dal mondo dei fumetti AA.VV.

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Dago, le avventure di Cesare Renzi

di Domenco Cutrupia

E’ vero, le historietas non sono molto commerciali. Di questi tempi, la gente compra solo i fumetti che vanno di moda, che fanno tendenza, lasciandosi sfuggire autentiche gemme. I ragazzi, tradizionalmente il grosso del pubblico, tendono ad accumulare i fumetti in collezioni nelle quali prevalgono criteri da raccolta di schede telefoniche piuttosto che la qualità oggettiva delle storie. Così è tanto quello che non si prende in considerazione perché non si ha tempo per leggere altro, o non si hanno soldi. E non parlo del Maus di Art Spiegelman o dello Spirit di Will Eisner, fondamentali principi della storia del fumetto mondiale. Parlo del più recente fumetto argentino, che ha un suo costante pubblico ma ha anche le potenzialità per piacere al grande pubblico. E’ nei tardi anni sessanta che, grazie all’editore genovese Florenzo Ivaldi, le historietas si fanno conoscere dagli italiani. Nel modo migliore, con le storie del grande Hector German Oesterheld che nella mitica rivista Sgt.Kirk avevano i disegni del nostro Hugo Pratt.

Dago, ripreso da una vignetta della serie omonima. Ed. Eura

Dago, ripreso da una vignetta della serie omonima. Ed. Eura

Quasi a simboleggiare il legame che storicamente e culturalmente lega l’Italia all’Argentina e del quale ci rendiamo forse conto solo quando ci accorgiamo di qualche calciatore argentino che porta un cognome italiano. Ricca di capolavori è la terra di Mafalda, capolavori che, dopo la parentesi della MILANO Libri, hanno avuto spazio grazie all’opera meritoria dell’EURA editoriale che dai primi anni settanta ci regala la possibilità di conoscere autori come Trillo, Meglia, Saccomanno, Bernet, Mandrafina. Per citarne solo alcuni e dei più recenti: nessuno, neanche il più superbo di loro, vuole e può paragonarsi al genio di Oesterheld, il padre di tutti gli sceneggiatori argentini, l’autore dell’Eternauta che qui, in Italia, ispirò il nome di una bella rivista di fumetti d’autore. Ma una fulgida stella brilla nel mondo delle historietas: è Robin Wood. Egli è certamente il più prolifico sceneggiatore argentino, autore di capolavori come “Helena”, “Savarese”, “Nippur”, “Gilgamesh”, “Mojado”, “Martin Hel” e molti altri. Voglio segnalare l’importanza di Wood, non per una, pur lodevole, lezione di storia del fumetto, ma per ricordare che già da qualche anno, nelle edicole, con un suo periodico, c’è quello che è il suo personaggio più longevo e popolare: Dago. La prima storia di Dago, in Argentina, risale al 1981. Da allora Alberto Salinas, il disegnatore che affianca Wood in questa favolosa epopea, ha realizzato oltre un centinaio di capitoli, più di 2000 pagine. In Italia esce su Lanciostory, su Euracomix e, dal gennaio 1995, nella collana Nuovi Fumetti che lo presenta bimestralmente alternandolo a Martin Hel. Robin Wood, novello Dumas, nelle sue storie di Dago riesce a ricreare la vera dimensione dell’avventura. Non ci sono armi spaziali, né misteri ufologici o atlantidei.

< Continua sul n. 10 cartaceo >

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Martha Washington, Goes to War

di Salvatore Bonanzinga

Anche se la versione italiana di questa miniserie è stata pubblicata l’anno scorso, ecco un analisi attenta di una delle migliori storie pubblicate dall’editoria indipendente americana. Una miniserie di ottima qualità da leggere o rileggere .

Sono trascorsi due anni, nel mondo di Martha Washington, dagli eventi narrati in “GIVE ME LIBERTY”, e la minacciosa figura di combattente che campeggia sulla copertina della prima parte della nuova miniserie è quella di un tenente dei corpi PAX, appena diciannovenne ma già forgiata da una vita difficile. E’ il 2014 quando la prima tavola ci introduce nel pieno dell’azione, bellica naturalmente.

Tre vignette bastano a Dave Gibbons per spiegare che ci si trova ancora in un’America dilaniata da una guerra interstatale, o meglio intercorporativa, nel pieno dello scontro tra i Fat Boy Burgers, “invasori” del New Mexico, e i PAX, “sentinelle della libertà” che si sono attribuiti il compito di riunificare una nazione divisa senza risparmiare uomini e mezzi delle “forze di pace”, una missione mai disdegnata dagli statunitensi di ogni epoca. Tutto questo, non a caso, viene ammannito ai telespettatori che seguono PAX TV, in una fusione di potere militare, politico e mediatico che deve sempre far riflettere per la sua verosimiglianza. Quando l’azione passa dagli schermi televisivi ad un primo piano della protagonista, la guerra si fa vera e, come sempre, meno gloriosa. I prototipi di armi non sono affatto in grado di garantire l’efficienza, la “precisione chirurgica” già vantata in altri conflitti di fine secolo e, soprattutto, il soldato Martha Washington è sacrificabile. Fortunatamente per il lettore, la protagonista non è d’accordo ed emerge vittoriosa da uno scontro apparentemente impari.

Copertina della miniserie 'Goes to War', pubblicata a suo tempo dalla ora defunta Comic Art.

Copertina della miniserie 'Goes to War', pubblicata a suo tempo dalla ora defunta Comic Art.

Dopo un nuovo flash su un trionfale notiziario televisivo cala il sipario sul prologo della vicenda e la protagonista viene a sapere dell’esistenza di “fantasmi” quando incontra un soldato texano, un nemico dunque, stanco come lei di uccidere. Per evitarle la prigionia, gli autori ricorrono all’Arrivano i nostri: un attacco aereo sembra annientare le forze dei Fat Boy Burgers, come prontamente sottolineato dal solito network che esalta la forza dell’esercito di liberazione, descritto come onnipotente, sapiente dispensatore di distruzione sulle forze nemiche quanto magnanimo nel risparmiare vittime innocenti. Un’apparizione sembra essere quella di Raggyann, creduta morta così come l’apache Wasserstein, proprio quando l’eroina viene soccorsa, in condizioni disperate: sarà il ricordo della madre a darle l’energia necessaria per riprendersi. Il conflitto si è concluso e riappaiono altri due personaggi creduti morti: il Ministro della Sanità, che ha ripreso il proprio ruolo, e Wasserstein, che si presenta alla protagonista nelle vesti di uno dei “fantasmi” che sembrano dover svolgere un ruolo importante nel prosieguo della seconda guerra civile americana. Se nel primo capitolo il motivo ricorrente è quello del network PAX, il secondo si apre con due tavole dedicate ad un altro cliché, quello dell’opulento predicatore televisivo. Torna quindi in scena Martha, ormai ristabilita, che prima di un nuovo incontro con le valchirie clonate e il Ministro della Sanità ha un primo approccio con un inquietante partner, il computer, che le chiede di chiamarlo Chuck, volendosi proporre come amico per lei, l’utente, che tra l’altro si muove in apparente assenza di gravità, un tributo al genio di Kubrick (sembra di sentire la voce di HAL), reiterato dopo 14 tavole (“Sono davvero spiacente per ciò che è accaduto al capitano, Martha. Ti va di parlarne?”) e un rimando a un certo sistema operativo tendente all’onnipresenza. Appena il tempo di un messaggio antifemminista del Ministro e la protagonista viene messa al corrente del necessario per affrontare i nemici dei PAX, quei “fantasmi” nelle cui fila agiscono i suoi amici, subito prima di sperimentare un saggio della loro potenza bellica. Tocca quindi al telepredicatore presentare uno scenario in cui dovrà agire Martha, quello di una zona radioattiva, che rappresenta l’inferno ma anche il ghetto in cui sono relegati i mutanti, bestiali per le conseguenze di un incidente nucleare ma molto simili per passioni e reazioni alle bande giovanili che popolano i ghetti delle metropoli del cosiddetto “mondo civile”.

< Continua nel n. 10 cartaceo>


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