LUCCA 2001: piccoli sussulti…?
di Alberto Conte
Il titolo in origine avrebbe dovuto essere “Impressioni di novembre”, ma il gusto di parafrasare una celebre rock-band italiana avrebbe tolto linfa e vigore al sentimento provato. Già perché questa manifestazione è tornata alle origini, seppur in maniera diversa e forse meno evidente. Si comincia a respirare aria nuova in famiglia, o più elegantemente, allocchio del visitatore attento si comincia a delineare un processo fisiologico, ma temuto paradossalmente: il cambio generazionale. Non quello relativo ai lettori, assai più libero da pastoie di qualsivoglia genere, ma quello relativo agli operatori di settore. Case editrici ed artisti del settore si muovono liberamente tra la folla, conversano senz’alcun imbarazzo di progetti, tematiche e si rapportano con i visitatori con estrema naturalezza, azzerando il distacco atavicamente imposto dalla generazione precedente.
Bartoli e Carnevale, al ritiro del premio, quale miglior volume di autore italiano, per il loro lavoro " Il dono di Eric" per la Eura Editoriale, all'ultima Lucca.
L’uso del singolare è voluto, a sottolineare la povertà di proliferazione, ma soprattutto, la difficoltà a trovare spazio di alcuni artisti che hanno operato in questi anni, spesso costretti ad una cosiddetta “carboneria artistica”, mi venga passato il termine, che ha probabilmente impedito loro di operare come avrebbero voluto. I giovani virgulti sono già tra noi, forti e consapevoli, per quanto molti di loro abbiamo poca memoria del passato. Questa, però, può essere la loro forza: scarso timore reverenziale che li rende pronti a tutto, anche a sbarcare nel mercato statunitense, come nel caso di Giuseppe Camuncoli, recente acquisto della linea Vertigo per la DC (Swamp Thing ed un paio di numeri di Hellblazer), oppure della Magic Press di Ruggiero, che ha portato avanti coerentemente il proprio percorso editoriale, ritagliandosi un ruolo primario nel panorama. La Coconino Press, che sta proponendosi come motore propulsore di nuovi stimoli ai lettori curiosi ed insoddisfatti di quanto sia loro offerto attualmente, senza confine alcuno, ma con la medesima cura certosina nel proporre i volumi. Altre case vanno ricordate per costanza ed attenzione nel proprio programma, mentre molte altre tralascerò per esigenze di spazio: non se n’abbiano a male i dimenticati, perché tali non sono.
PuntoZero, editrice in Italia di Will Eisner (cosa per cui non sarò mai abbastanza grato); Black Velvet e SaldaPress: la prima impegnata anchessa a promuovere indipendenti di qualità e artisti italiani; la seconda nel lanciare l’esperimento dell’e-book, ed a confermare che alcuni giovani autori, quali Matteo Casali e Michele Petrucci per citare, sono pronti per platee importanti e si stanno guadagnando faticosamente, ma definitivamente, un posto al sole. Se Walt Disney e Bonelli continuano a perdere lettori, mentre cresce l’attenzione verso le nuove proposte, il messaggio nella bottiglia appare evidente.
Mentre, però, la prima azienda ha mostrato nell’occasione di puntare al multimediale, allo stand della seconda si celebrava il triste rito della dedica, officiato misteriosamente dietro ad una porta chiusa…?
Nuove ricette mediche in Medicina Nucleare!!!
Diego Gabriele (Direttore Responsabile Medicina Nucleare) - medicinanucleare@libero.it
Dieci mesi di vita, soltanto dieci mesi di vita.
In questi dieci mesi, Medicina Nucleare, si è fatta notare, grazie ai propri autori, grazie al suo editore, grazie al suo sito internet(www.medicinanucleare.net), grazie ai portali dedicati al fumetto che hanno deciso di parlare di noi, grazie alle fanzine, grazie agli articoli che spuntano qua e la nei quotidiani della penisola, grazie alle piccole e grandi mostre-mercato, grazie ai negozi che ci hanno e ci ospiteranno in futuro, grazie ai lettori che si sono affezionati alla nostra maschera antigas e a tutti i disegnatori che la indossano e infine grazie a Fumettomania, la prima rivista cartacea che ci ha ospitato!
Dal mese di aprile, mese in cui Medicina Nucleare e comparsa per la prima volta in Fumettomania n.13, si sono attuati dei grossissimi cambiamenti.
La copertina del n. 8 di Medicina Nucleare. Autore Tihomir Celanovic, titolo dell'albo "Kfatoliperazus".
Il primo fra tutti è stata approfondita e continuerà ad essere approfondita la distribuzione dei nostri albi, infatti, dal mese di giugno, in molte edicole italiane, è possibile trovare fra gli albi di Bonelli e Linus, i piccoli numeri di Medicina Nucleare. Abbiamo iniziato questo tipo di distribuzione, proprio sotto richiesta di alcuni lettori durante le mostre-mercato, molti di loro non erano abituati a acquistare i fumetti nelle librerie specializzate, oppure non avevano una libreria nel proprio paese.
Medicina Nucleare per affrontare la distribuzione all’edicole si è appoggiata ad un grande distributore nazionale quale l’Eurostampa e ha aumentato la tiratura da 2000 a 5000, sempre poche per avere una copertura nazionale, ma utile per saldare il terreno è vedere come reagisce il lettore ad un prodotto atipico, come quello di Medicina Nucleare.
< continua sul n. 14 cartaceo>
20MILA DI QUESTE RIGHE
Manlio Mattaliano - info@20milarighe.it
Il manifesto della manifestazione che si è tenuta a Palermo dal 13 al 16 dicembre 2001
Quando Mario mi ha chiesto di scrivere due righe sul mio progetto, 20MILARIGHE, il salone del libro per ragazzi e del fumetto che si terrà a Palermo dal 13 al 16 dicembre, ero contento. Quasi eccitato. La soddisfazione di avere scoperto una fanzine così ben fatta a Barcellona P.G. e la chance di ottenere uno spazio, diciamo promozionale, proprio nel numero che dovrebbe fare la sua uscita nei giorni della fiera, mi ha fatto fare un salto indietro di dieci anni.
A quando, pioneristicamente, sognavo fanzine, albi autoprodotti e di lavorare per la Bonelli. Le notti bianche davanti al computer a scrivere, scrivere, scrivere. Adesso quel piccolo ed insano sogno di fare lo sceneggiatore sta trovando una strada tutta sua, ma la cosa più importante è che è rimasta la passione, l’entusiasmo, la voglia di costruire. Da questa voglia di costruire è nato il progetto 20MILARIGHE, spero la prima vera realtà fieristica dedicata al fumetto, all’illustrazione, all’animazione ed alla narrativa di genere che sia mai nata in Sicilia.
< continua sul n. 14 cartaceo>
The day after di Mario Benenati
Ovvero un breve resoconto della manifestazione palermitana dello scorso 15 dicembre 2001, é presente nella pagina Fumettomania n. 14 bis
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L’ANGOLO DELL’IGNORANTE
“La nona arte è in svendita?”
di Maurizio Pustianaz
PREMESSA: l’articolo presentato è la prima versione, diversa rispetto a quello presentato sulla rivista (ques’ultimo più breve)
Benvenuti alla seconda puntata del mio salottino privato conosciuto (più che altro da me… hehe…) come: l’Angolo dell’Ignorante. Questa volta non mi dilungherò sul significato del titolo della rubrica o sul suo fine ed entrerò subito nel vivo della questione che vorrei affrontare questa volta: i prezzi dei fumetti. Per fare un discorso un minimo strutturato partirò da lontano, dal 1975, periodo in cui un bambino di otto anni faceva le sue prime “battaglie sindacali” barattando i soldi della merendina (al tempo i panettieri vendevano una sorta di fetta di torta glassata al cioccolato con sembianza di ghiacciolo in quanto, stranezza delle stranezze, tale merenda aveva come supporto un bastoncino di legno) in cambio dei primi due numeri di Mister No.
Mi ricordo vividamente la copertina con la scritta “Un nuovo esplosivo personaggio” e con il disegno accattivante di Ferri. Questo piccolo ricordo dal sapore un po’ retrò serve a collocare il discorso che voglio affrontare con voi.
Ora che ho passato la trentina bene o male posso permettermi di comprare tutti i fumetti che voglio ma anche se spendessi tutto il mio stipendio, solo per pochi proverei quella frizzante euforia che provai acquistando i primi Mister No.Questo pensiero mi ha turbato un minimo e mi sono chiesto: perché?
Il fumetto, come tutte le altre cose, deve rispondere alla regola della domanda e dell’offerta però a questo punto dei dubbi sorgono spontanei:
1. E’ davvero tutto oro quello che luccica? Ovvero, un fumetto che costa tanto (e ci sono casi in cui si parla anche di volumi che raggiungono cifre ragguardevoli di 50.000 £), anche se cartonato ed a colori però contenente solo una cinquantina di pagine, sarà di sicuro bello?
2. La bassa tiratura, che di conseguenza fa aumentare il prezzo, è indice di fumetto per pochi, fumetto artistico o bufala che si prevede nessuno vorrà comperare?
3. Se si ritiene che un dato fumetto sia paragonabile alla migliore arte grafica, perché farne una edizione di lusso costosa? Non varrebbe la pena di cercare il modo per cui la maggior parte di acquirenti di “giornalini da cesso” siano consapevoli che esistono altri fumetti capaci di dare altre emozioni? Farne edizioni economiche dopo un tot di tempo come succede per i libri è una brutta idea o ci sono pochi lettori per giustificare tale mossa?
4. Davvero tutto ciò che viene disegnato e pubblicato è arte? Perché nessuno può ammettere di fare B-comics ed andarne fiero? In fondo i film di Pierino non vengono passati ancora adesso su Rete 4?
Questi sono alcuni quesiti di non facile risposta ed io di sicuro non sono detentore del verbo assoluto, però, di sicuro, m’incazzo quando mi si vuole vendere per arte (termine che io non uso mai e che non capisco dal momento che si ha a che fare con le succitate regole di mercato) una ciofeca che rasenta il limite della decenza.Questa volta in questo mio disquisire non troverete nomi o riferimenti espliciti a pubblicazioni o case editrici in quanto il mio intento non è cazziare a destra e a manca, bensì fare nascere delle domande nella testa di qualsiasi lettore, perché non è giusto essere presi in giro, spendere i soldi per qualcosa che non ci piace e perdersi delle chicche a noi sconosciute.La mia impressione è che quando qualcuno parla male di un fumetto è come se sparasse sulla Croce Rossa.
Mi spiego: il fumetto è un genere già di per se bistrattato in Italia e a parte la Sergio Bonelli Editore, Disney, la Marvel, la Star e pochi altri, ho l’impressione che gli editori debbano viaggiare a vista (con questo non voglio dare un giudizio qualitativo…attenzione!).
Copertina de "Il sonno del mostro" di Enki Bilal, uno dei cartonati più interessanti degli ultimi anni, ma in quanti l'hanno comprato e letto?
Così i vari editori devono cercare di dare al pubblico ciò che vuole seguendo i trend correnti senza dare l’impressione di seguirli ed allo stesso tempo devono cercare di creare il trend. E’ un’arte sottile e bisogna essere scafati per non cadere rovinosamente.
Quando qualcuno di questi ha la sfortuna di pubblicare diverse cose che il pubblico non gradisce, sembra brutto accanirsi ancora di più sul malcapitato, così è molto difficile fare critica ed essere obiettivi, soprattutto quando si è in un campo in cui ci si conosce un po’ tutti col passare del tempo.
In questo modo al pubblico mancano le armi per potere valutare un possibile acquisto, quindi ci si barrica sulle proprie posizioni.
Se io compero manga, continuerò a prendere tonnellate di fumetti del Sol Levante di cui magari ne apprezzerò la metà.
Nel mio caso specifico (anche se non leggo solo manga) avevo comperato i primi numeri di “Bastard” per sentito dire, però non sono mai riuscito a finire il secondo numero. Se avessi potuto avere più informazioni avrei speso i miei soldi in un volume di Tin Tin oppure nella ristampa di Velissa.
Allo stesso tempo non compero fumetti cartonati (a meno che non sappia esattamente che ne vale la pena) o un certo tipo di cose underground perché il costo è elevato.
Non vi preoccupate, stiamo pian piano arrivando al punto; sto buttando carne al fuoco ed anche se fa tanto fumo, qualcosa alla fine verrà fuori.
Un’altra cosa che veramente non capisco (e qui sarei tanto tentato di fare un paio di nomi, però non vale la pena di smuovere avvocati o chiedere spiegazioni ai muri) è come mai due fumetti entrambi con sovra copertina, entrambi di circa duecento pagine, pubblicati dallo stesso editore, possano avere una differenza di prezzo di circa quindici mila lire!!!
Capisco il fattore tiratura, però non è che il più caro sia stampato su pergamena!!!
Acc, dannaz, malediz: come direbbe Cico…
Non capisco veramente e questo mi fa imbestialire.
Lo so che non stiamo parlando di beni di prima necessità, come il pane, però il sentirmi preso in giro mi fa incazzare.Voi non vi sentite mai presi in giro?
Non riesco e non voglio pensare ad un pubblico di pecoroni che segue e legge senza volere provare piacere.Io fumetti come “Family Compo” ad esempio me li godo proprio e sono contento di avere speso quei sporchi soldi. Lo so che ognuno ha i propri gusti e non è giusto che sia io a decidere cosa sia o non sia bello.
Esempio lampante per me sono i fumetti di Max Bunker.
A me Kerry Kross piace proprio. Ho anche l’impressione che Secchi sia ben consapevole di fare delle belle storie stile B-movies Americani e ci si senta bene. Costicchiano un poco di più rispetto ad edizioni simili, però, io me li gusto proprio.
Dicevo, a me Kerry Kross ed il nuovo Padre Kimberly piacciono. Perucca è bravo e le storie sono crude ed avvincenti, però io sono lo zimbello della mia fumetteria, ove sono il solo che compra tali fumetti.Per questo motivo sia lungi da me volere essere il faro che illumina la via a voi lettori.
Per una cosa che apprezzo in Max Bunker ce ne sono altrettante che non mi piacciono riguardo l’approccio della maggior parte dei fumetti undergroud.La mia impressione è che i fumetti underground siano pervasi da una pretenziosità nauseante e che si voglia mascherare la cacca con un copertina chiamata “arte”.Non voglio essere ne offensivo ne fascista e per questo mi spiegherò meglio.
Per me l’arte non esiste, o meglio, l’arte quando ha a che fare col business smette di essere tale. La ragione della mia affermazione è data dal fatto che, dal momento che un autore sa che quello che fa sarà acquistato da un qualsiasi tipo di pubblico, in quel preciso momento sarà influenzato e perciò la sua non sarà più un opera che esprime se stesso ma sarà qualcosa di diverso, anche un qualcosa di ottimo, ma diventerà bene o male un prodotto.
Apprezzo molto di più Toriyama od altri disegnatori giapponesi quando alla fine della storia ringraziano il pubblico e promettono di fare sempre del loro meglio, rispetto a dei giovani di primo pelo che mandano a cagare tutti solo perché quello che fanno dovrebbe essere sovversivo.
“Tanto, se il tuo fumetto lo comprano in 100, cosa vuoi sovvertire?
Si è in meno del club di Topolino…”
Quindi tornando a bomba:
1. Può un prodotto, finalizzato alla vendita, essere giudicato buono solo da come si presenta e dal costo?
2. Può un prodotto che non vende, invece, essere considerato brutto?
La mia risposta è NO in entrambi i casi e mi fa arrabbiare che il primo caso possa influenzare il secondo.
L’arte non è tale solo perché costa di più rispetto ad un prodotto seriale o popolare.
L’arte non esiste, esiste solo il gusto personale e con questa mia vi esorto ad alzare la voce e ad essere voi stessi a giudicare in modo da godere a più non posso delle vostre letture!
Frequentate i forum, rompete i coglioni alle fumetterie perché vi consiglino, siate curiosi e non riempitevi la casa di letture per voi inutili, piuttosto creiamo una rete di scambio!
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L’ULTIMO SUPEREROE
di Lucio Sottile
Tavola di Elena Pianta
Forse per abitudine, forse per non svuotarmi del tutto il portafogli, colleziono pochi fumetti, e tutti della Bonelli; per l’esattezza compro mensilmente Julia, Gregory Hunter e Magico Vento, ogni due mesi Napoleone e un paio di volte l’anno Gea di Luca Enoch.In sovrammercato leggo a sbafo Martin Mystére, Dylan Dog e il mitico Ratman (tranquillo, Leo, prima o poi mi converto).
Limitando i commenti ai miei acquisti personali, confesso che oramai Julia lo leggo per inerzia, che Napoleone non capisco dove voglia arrivare ma temo che si stia intrappolando in un vicolo cieco, e che Magico Vento sia la migliore testata della Bonelli; quanto a Gea, dopo un inizio che mi aveva fatto dubitare, ha iniziato a rivelare buoni frutti.
E arriviamo a Gregory Hunter, l’assurdo ranger partorito dalla testa di Antonio Serra; fin da prima che arrivasse in edicola il primo episodio i trailers anticipatori mi avevano convinto che sarebbe stata il nuovo brocco della scuderia bonelliana: didascalie eccessive, dialoghi ridondanti pieni di espressioni iperboliche e barocche, l’immancabile assistente anomalo, e chi più ne ha più ne metta.
< continua sul n. 14 cartaceo>

