Sommario e Dossier RAT-MAN

retrocopertina. Autore Alessandro Boni

retrocopertina. Autore Alessandro Boni

SOMMARIO N.15

3 Editoriale di Mario Benenati

5 DOSSIER: IL FENOMENO RAT-MAN a cura di Mario Benenati e Antonio Recupero

con introduzione di Antonio Recupero e articoli di Vito Di Domenico (pag. 6-7), Howling Mad (pag. 7), Michele Ginevra (pag. 8-9), Fabrizio Lanfredi (pag. 10-11), e Fabio Mirabile (pag. 10-11)

12 PROPOSTE: Oscar CELESTINI , Storia Fumetti dal titolo “Dove muoiono i desideri”

18 VOLI PINDARICI: Intersezioni creative tra mezzi espressivi a cura di Domenico Cutrupia

con introduzione di Domenico Cutrupia e articoli di Gianfranco Gravina (pag. 18), Maurizio Pustianaz (pag. 19) e Giovanni Coppolino Billè (pag. 20-21)

16-17 PREVIEW:: TAG 17 n. 3 e 5 PICCOLI ALIENI “UN’ AVVENTURA GALATTICA

17 RECENSIONI a cura di Mario Benenati - con introduzione di Mario Benenati e articoli di Lucio Sottile (pag. 24-25), Domenico Cutrupia (pag. 26-27) e Antonio Recupero (pag. 26-27)

24 MAKING OF: Leo ORTOLANI e Alessandro BONI

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STRALCI ARTICOLI DAL N. 15

DOSSIER - IL FENOMENO RAT-MAN

a cura di Mario Benenati e di Antonio Recupero

Oramai da quasi un decennio, sulle bocche degli appassionati di fumetti che accorrono alle maggiori mostre mercato di fumetti del paese, si legge sempre più spesso una sola domanda: “Ma Ortolani c’è?”

Leonardo Ortolani, 36 anni, coniugato, laureato in geologia, ma meglio noto per aver dato vita al personaggio attualmente più amato del fumetto italiano: Rat-Man. Dopo un esordio nelle autoproduzioni, il gradimento del personaggio è rapidamente salito, fino a portarlo in casa Marvel Italia (ora Panini Comics). I suoi albi, in qualsiasi edizione vengano presentati (ristampe, raccolte, speciali, ecc.), vanno esauriti alla velocità della luce.

Disegno di apertura del Dossier RAT-MAN

Disegno di apertura del Dossier RAT-MAN

Accusato ingiustamente di essersi montato la testa, qualche anno fa, durante il Riminicomix, Leo ha dichiarato: “sono rimasto il semplice ragazzo di Betlemme di una volta!” mentre camminava sulle acque dell’Adriatico.

Attualmente Leo e il suo Rat-Man vantano un fan club adorante e attivissimo, svariati premi di critica e pubblico, una schiera enorme di lettori, non classificabile per età, classe sociale e conoscenza del mondo del fumetto. E’ persino allo studio un film d’animazione su Rat-Man, riguardo al quale si tiene il più stretto segreto. Insomma, se in Italia è mai esistito un “fenomeno” nell’ambito del fumetto, dopo Dylan Dog, questo titolo spetta senz’altro a Rat-Man ed al suo autore.

E in questo spazio vedremo di conoscere meglio questo fenomeno, nelle sue varie facce…

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RAT e LEO – LEGATI DA UN UNICO DESTINO .BEFFARDO.

di Vito Di Domenico

RAT-MAN. Era un personaggio piccolo piccolo. Una brava creaturina simpatica che, con tanto amore e dedizione per il suo lavoro, ha cominciato a scavarsi una nicchia fra i lettori di fumetti e ha raggiunto vette di popolarità inimmaginabili in Italia. E non solo tra gli appassionati di fumetti umoristici, ma tra tutti i lettori di fumetti.

Perché?

LEO ORTOLANI. Era un personaggio piccolo piccolo. Un bravo geologo simpatico che con tanto amore e dedizione per il suo lavoro… ha deciso di intraprenderne un altro! L’autore di fumetti a tempo pieno. Forse era meglio se rimaneva a guardarsi i suoi bei sassi? Eppure il pubblico dice che è bravo. Addirittura il più grande autore Marvel vivente.

Perché?

Due domande a cui non è facile rispondere. Ma ci proverò. Rat-Man è una specie di parodia vivente.

Leo Ortolani, parla di se... - da "Tutto Rat-Man n .4 : R-File"

Leo Ortolani, parla di se… – da "Tutto Rat-Man n .4 : R-File"

Come molti ormai sanno, il personaggio nasce nel 1989 con l’intento di parodiare il primo Batman cinematografico. Tanto che, in origine, vi era anche una spalla di nome Tòpin, proprio come il più famoso Robin. Ma le similitudini finiscono più o meno qui. Anche perché a Ortolani Batman non interessava.

I rimandi, le citazioni e, più in generale, il background culturale a cui le storie di Rat-Man fanno riferimento, sono in realtà quelle dei fumetti pubblicati dalla Marvel (di cui Leo è sempre stato appassionato lettore) e quelle di derivazione televisiva e cinematografica. Abbiamo potuto vedere incontri con l’Uomo Ragno, il Dottor Destino, Elektra, i Fantastici Quattro, oltrechè parodie di Spazio:1999, Il Grande Mazinga, Terminator, Star Trek, La Mummia

Tutto inserito in una narrazione coerente e appassionante, ricca di comprimari e personaggi di contorno sempre ben caratterizzati. Anche le parodie non si limitano mai ad essere pure e semplici parodie, ma sono una maniera per introdurre nel mondo di Rat-Man nuovi temi e personaggi. E per costruire storie che, quasi sempre, si reggono in piedi da sole.

E’ questo, probabilmente, uno degli elementi principali del successo del Ratto. Storie e situazioni che fanno riferimento a un immaginario collettivo comune, ma che non si reggono solo su questo. La summa di tutti i luoghi comuni presenti nelle avventure a fumetti e cinetelevisive, qui utilizzati per costruire storie appassionanti e scene comiche di una forza incredibile. E funziona!

Ma non dimentichiamoci del personaggio.

Rat-Man è uno sfigato bello e buono. Un vero incapace che indossa orecchie da topo, una calzamaglia gialla ed esce nella notte per fare il super-eroe.

Ogni tanto gli va anche bene, per fortuna o merito di qualcun altro. Ma non è questo il punto. Lui è caparbio. Un idealista testadura e assolutamente incosciente che non si rende conto della sua reale incapacità. E questo lo rende grande.

Uno dei personaggi più umani che sia capitato di incontrare negli ultimi anni. Una specie di Don Chisciotte che, nonostante i continui insuccessi e le mazzate in faccia, prosegue nel suo tentativo di rendere il proprio mondo un posto migliore.

Anche se si dimostra spesso una persona meschina e piccola, con tutti i peggiori difetti di una persona reale.

E’ questo che lo rende speciale.

Leggendo Rat-Man ci si ritrova spesso a provare una pressante sensazione di malinconia…

I comici più bravi non sono forse quelli che ti fanno riflettere, oltre che ridere?

E Leo Ortolani è, effettivamente, un grande autore comico. Anzi, un grande autore e basta. Scrive, disegna e inchiostra tutto da solo. E nelle sue storie ci sono così tante battute e sketch che, anche quando ne vanno a segno solo la metà, ne rimangono abbastanza per reggere due mesi in vista dell’uscita successiva. Scusate se è poco.

Chissà per quanto tempo il sant’uomo in questione riuscirà a reggere questi ritmi creativi.

Bisognerebbe provvedere a clonarlo ripetutamente, per essere sicuri che Rat-Man ci possa accompagnare per i prossimi 20 o 30 anni.

Ma immagino che la Panini Comics, se non egli stesso, abbia già provveduto a prelevare le cellule…

Il pubblico e l’editore dicono che Ortolani è il più grande autore Marvel vivente (alla faccia di Claremont, ndr). Per quanto possa sembrare eccessivo, non ho dubbi su questo.

Più di ogni altro, infatti, egli ha imparato la lezione di Lee & Kirby, nei confronti dei quali è debitore di uno stile di scrittura e disegno efficacissimo, grazie al quale riesce a dar vita ad avventure che sono quanto mai vicine allo stile narrativo dei vecchi fumetti della Casa delle Idee, filtrati attraverso un gusto critico e umoristico che li rende ancora più ricchi, donandogli sfumature impreviste.

Per questo Leo Ortolani è il più grande autore Marvel vivente.

A questo punto vorrei precisare che io non conosco Ortolani, non sono suo amico e non mi sta pagando per quello che scrivo. E’ solo che leggo fumetti da quando ancora non sapevo leggere (no, non l’altro ieri… da quando avevo cinque anni) ed è proprio una vita che non mi capitava di pensare così bene di un autore.

Ho instaurato una specie di simbiosi con l’Autore e la sua Creatura. Ogni volta che incontro qualcuno che ancora non li conosce o non li legge io sgrano gli occhi… e gli regalo una delle 10 copie di TUTTO RAT-MAN n.1 che ho comprato appositamente. E’ una specie di missione.

Anch’io, come il Ratto, sono un idealista testadura che, nonostante i continui insuccessi e le mazzate in faccia, prosegue nel suo tentativo di rendere il proprio mondo un posto migliore. Spargendo il Suo verbo.

Io e il Ratto siamo come una sola persona. Ma non temete, non è una cosa preoccupante.

Ormai è notte fonda, devo proprio andare. E’ il momento di fare ciò che faccio tutte le notti a quest’ora. Se solo ricordassi dove ho messo le dannate orecchie da topo e la calzamaglia gialla.

Fletto i muscoli…

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“Piu’ che un fan club, un covo di pazzi”

di Howling Mad

Almeno questo è quello che dicono anche le articolatissime f.a.q. della nostra mailing list! Sì, perché il fan club dell’Unico Ratto non è mica uno di quei fan club apatici, di gente che dichiara passivamente la sua ammirazione per questo o quel personaggio! Noooo…

Noi siamo una vera estensione armata (di buone intenzioni) del Venerabile Leo Ortolani, al quale immoliamo quotidianamente intere ore delle nostre vite per appoggiarlo nelle votazioni in rete per questo o quel premio, per fargli sapere che cosa ne pensiamo del suo lavoro (i pareri negativi vengono puniti con il METALLO!, e qui chi legge Rat-Man da abbastanza tempo mi avrà già capito), per scambiarci opinioni su questioni più o meno serie (di solito meno serie), per richiedere al Venerabile Ortolani di onorarci con la sua presenza alle periodiche pizzate che organizziamo, per cercare di carpire anticipazioni sulle nuove storie, e per richiedere un Rat-Man settimanale (noi ci proviamo, almeno…).

Cuore pulsante del nostro fan club è la mailing list, nella quale avviene gran parte delle cose su elencate. Attualmente delle centinaia (in crescita ) di membri del club sono frequentatori della lista almeno 50 persone, più alcuni saltuari. La media è di 20 messaggi giornalieri, cifra che lievita notevolmente a ridosso delle uscite Rattesche. Membri storici del club e della list sono Capitan Pixel, nostro fondatore e grande organizzatore (una specie di versione punk del geometra Filini insomma), Amarth, Chojin, Pully, Bia, Gorozon, Curioso, Fumarola ecc. (se devo fare tutto l’elenco non finiamo più…).

Se questi nickname vi sembrano angoscianti, vi sconsiglio di incontrarci di persona: alle mostre mercato del fumetto c’è chi ancora chi ricorda con terrore un gruppo di psicopatici che vagava in assetto da guerra per gli stand chiedendo: “Dov’è il Venerabile?”.

Tra di noi vengono inoltre scelte delle persone che, per le loro azioni o per gli accadimenti che gli occorrono, vengono periodicamente insigniti di grandissime onorificenze: il Rat-Boy Award (a chi ha la stessa fortuna del nostro eroe), il Giuda Award (servono spiegazioni?), l’Aldo Award (per chi ha taaaaanta fortuuna in amore), e il Cicciola Award (per le nostre colleghe rattofile).

Insomma, se leggete il Ratto, è nel vostro interesse fare parte di questa poderosa comunità che un giorno conquisterà il mondo. Se non leggete il Ratto, allora avete già dei problemi…

Visitate questo indirizzo internet:

www.ratmanfc.com

e sottoponetevi al nostro questionario. Se sarete giudicati degni, sarete dei nostri. Altrimenti vi mandiamo a casa l’ultimo vincitore del Giuda Award…

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L’ESILARANTE EPICA TRISTEZZA DI RAT-MAN

di Michele Ginevra

Parlare di “tristezza” a proposito del più grande successo umoristico del fumetto italiano contemporaneo potrebbe rivelare il sintomo di una pericolosa e precoce follia. Eppure è un aspetto fondamentale della poetica ratmaniana che non può essere sottaciuto. Noto una certa perplessità nei vostri occhi, mista a preoccupazione… Dunque, prima che gli infermieri mi riportino in clinica, provo ad esporre qualche elemento a sostegno di una tesi apparentemente così bizzarra. Partiamo dalle origini del personaggio. L’infanzia è stata caratterizzata da tragedie su tragedie! Smarrito dai genitori, finito in orfanotrofio, educato con durezza dalle suore, problematico nella socializzazione con i propri compagni, poco intelligente, sempre immerso nelle sue fantasie, un orsacchiotto di pezza guercio come amico… Il povero Rat-Man non poteva che diventare un super eroe “marvel”, cioè un esponente di quella categoria di personaggi definiti dal motto “super eroi con super problemi”, vale a dire sfigato ma potente! Peccato che il “progetto Rat-Man” sia riuscito a metà, producendo un individuo solo sfigato. Il suo addestramento è disastroso. Dietro la sicurezza tipica del babbeo sbruffone troviamo una persona imbranata e codarda. E in effetti, il Nostro Eroe finisce spesso e volentieri pestato, sanguinante, polverizzato, abbattuto e umiliato dai nemici più assurdi ed improbabili, a meno che non sia scappato prima… In più, Rat-Man, nonostante i suoi “poteri” non riesce ad avere successo con l’altro sesso. Con il proprio sesso sì, vedi Cinzia…! E così, a Deboroh La Roccia, alias Rat-Man, non rimane che masturbarsi «come un levriero cosacco ogni volta che…», magari consultando l’ormai leggendaria rivista “Stantuffami”…! Insomma, il Nostro eroe è proprio un personaggio triste e patetico, così come lo sono anche i protagonisti di altri serial ortolaniani, tipo l’Aldo di Venerdì 12, ancora più sfortunato di Rat-Man! L’infelice esistenza degli eroi inventati dal bravo autore pisano-parmense è ulteriormente esaltata dai personaggi comprimari. Le tipologie sono diverse. Gli avversari sono generalmente più furbi e intelligenti, ma mai abbastanza…, come il Ragno. Rat-Man non potrebbe nulla contro di loro. Sarebbe spacciato in partenza. Ma il Nostro Eroe ha anche “due chiappe così”, per cui riesce sempre ad assistere alla loro inevitabile sconfitta.

La morte di Tea... - da "Tutto Rat-Man n .1 : La morte verde"

La morte di Tea… – da "Tutto Rat-Man n .1 : La morte verde"

Altri avversari, come la Gatta o Erinni, hanno invece qualcosa in più… Sono infatti donne e, quindi, ancora più cattive ma anche affascinanti e desiderabili. L’esatto contrario della amatissima Thea, talmente amata da fare impallidire il ricordo della Beatrice dantesca. Ma l’amore ed il sesso rimangono entrambi irraggiungibili per uno come lui, subdotato e poco furbo. Un ruolo speciale è ricoperto dall’ambiguo Valker, personaggio crudelissimo che nel corso degli anni ha acquisito spessore, sino alle rivelazioni shok contenute nella recente “esalogia”: Janus Valker è stato il mentore e l’occulto precettore del futuro super eroe, che arriva a crederlo il suo vero padre…Ci sono poi gli amici e quelli che combattono con lui. Scienziati e poliziotti, più o meno svegli e coraggiosi, tra cui spicca il cornutissimo Brakko, a cui è stato dedicato l’intero episodio “Il primogenito!”. Ma il personaggio che gli è più “vicino” è Piccettino, orsacchiotto di pezza un po’ stronzetto, classico amico immaginario su cui il Nostro Eroe scarica tutte le frustrazioni e le nevrosi. Ha perso invece di importanza “l’avido maggiordomo”, anche perché ormai non si parla più della vita ufficiale del Nostro: quella di ricco industriale alla Bruce Wayne.

Insomma, un quadro complessivo poco confortante, di fronte al quale ci sarebbe ben poco da ridere. A dire il vero, il nostro Presidente del Consiglio ha affermato, aggiungendo gaffe a gaffe, che noi italiani siamo un popolo capace di ridere delle tragedie. Potrebbe essere dunque uno dei motivi per cui ridiamo del nostro super topo dal muso di scimmia. In realtà c’è qualcosa di più profondo. E se siete arrivati a leggere fin qui, possiamo provare a ragionarci assieme. Sicuramente c’è l’abilità di Leonardo Ortolani nel costruire gag ed inventare battute. Un’abilità ormai consolidata da un costante lavoro di ricerca ed archiviazione degli spunti umoristici suggeriti dall’ispirazione quotidiana. Giochi di parole, allusioni più o meno raffinate, battute fulminanti e battute ad orologeria… C’è di tutto e di più nella library umoristica dell’autore, che ha letto molto, da giovane, e deve avere amato in modo particolare le Sturmtruppen ed i personaggi di Bonvi. E qui troviamo forse un indizio utile per trovare le radici di una poetica basata sull’ossimoro delle doppie coppie culo-sfiga e eroismo-codardia. I fumetti di Ortolani piacciono naturalmente un po’ a tutti, come sta dimostrando il crescente successo editoriale. Ma chi, come me, ha più o meno l’età del Leo può trovarsi particolarmente in sintonia con l’autore. Questo senso dell’umorismo masochistico, in cui si è disposti ad offrirsi al pubblico ludibrio, mi è familiare. Questo parte l’ho visto sostenuta a scuola, all’università e in tanti altri ambienti, magari da persone intelligenti ma riservate, scherzose ma timide. Persone come Ortolani. Se lo incontrate, trovate un ragazzo che ha finalmente conosciuto il successo, dopo averlo puntigliosamente cercato. Ma non si dà delle arie. Vi parla in modo informale, tenendo bassa la testa. Per la verità non smette mai di parlare… Ma non cerca di plagiarvi “raccontandovela facile”. Anzi vi mette a parte dei suoi mille progetti e persino dei problemi di lavoro che incontra, dei piccoli bracci di ferro quotidiani che deve affrontare. Insomma, come dice lui stesso con efficacia, è rimasto quel “semplice ragazzo di Betlemme di una volta”! Come lo sono rimasti, in fondo, tutti quei ragazzi nati a metà degli anni ’60, troppo giovani per partecipare all’epifania del ’77, ma troppo grandi per mischiarsi al movimento dei ragazzi dell’85 e a quello successivo della Pantera. In parole povere, siamo quelli che hanno vissuto in pieno il riflusso degli anni ’80, con tutto quello che ne è seguito in termini famigliari, sociali e lavorativi. Un’epoca che ciascuno ha vissuto a suo modo, ma che ha probabilmente significato per tutti un grande e collettivo momento di disincanto. Un certo tipo di umorismo diventa allora una raffinata risposta alla follia dei nostri tempi, come al giullare a cui è permesso ridere del Re. Ma è anche un modo per ridere del fallimento sociale delle nostre generazioni. Eravamo gli ultimi ad essere scelti quando si facevano le squadre. Ci abbiamo messo una vita a laurearci. Abbiamo fatto una fatica dannata a trovare la fidanzata. Abbiamo penato per trovare un lavoro. Abbiamo lasciato i nostri protettivi genitori molto mooolto con comodo. Abbiamo forse cominciato a realizzarci dopo i trent’anni, cominciando solo allora, per motivi incomprensibili, a diventare un punto di riferimento per i più giovani, che rischiano di essere ancora più sfigati di noi (impossibile, infatti quei bastardini si laureano prima di noi, escono di casa prima di noi, trovano lavoro prima di noi …). Naturalmente, non è detto che Ortolani si ponga obiettivi così profondi. Tutta la sua opera è all’insegna dell’intrattenimento e per questo riceverà la gratitudine eterna di alcune decine di migliaia di persone (per ora…) per lo spasso che ci ha regalato (a partire da 2 euro, ehm ehm…). Ma appunto, nel momento in cui ridiamo di Rat-Man e degli altri personaggi ortolaniani, in realtà ridiamo anche di noi. Ridiamo della nostra vita priva di avventura, ben poco basata sui grandi ideali, forse un po’ troppo segnata da una morbosa passione per fumetti, giochi di ruolo e film di fantasia… Se teniamo presente questo tristissimo contesto, possiamo apprezzare ancora meglio i rari ma gustosissimi momenti di rivalsa che Rat-Man riesce a prendersi sul mondo. Vedasi il trattamento riservato a certi bambini arroganti e petulanti in “Sapore di sale” e soprattutto la tortura che il Nostro Eroe infligge ad un passeggero del treno nell’ormai mitica esalogia (il passeggero si rivelerà poi essere lo stesso autore).

Ratman violento ?!?...- da "Rat-Man n .29 : Le ombre dei padri"

Ratman violento ?!?…- da "Rat-Man n .29 : Le ombre dei padri"

Dunque, Leonardo Ortolani, un ragazzo pieno di problemi come tutti noi, si è rivelato con il tempo un vero genio, riuscendo ad esprimere attraverso i suoi personaggi una grande vena umoristica fondata sulla volontà di riscattarsi da una vita grama, trasformata in un’epopea. Il tutto spesso e volentieri incrociato con le parodie dei super eroi, talmente azzeccate che Andrea Plazzi ha da tempo definito l’Ortolani il più grande autore Marvel vivente. Un successo che vendica finalmente tutti quei bambini molestati dai Raymond di turno e tutti quei bravi ragazzi presi in giro dalle varie Bedelia. Grande Rat-Leo, sei tutti i noi! Almeno tu ce l’hai fatta…

Oh… scusatemi, avrei ancora tanto da dirvi, ma sono arrivati gli infermieri della clinica. Forse riesco a scappare… Inevitabilmente, fletto i muscoli e sono nel vuoto.

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IL SENSO DI RAT-MAN PER IL TEMPO

di Fabrizio Lanfredi – Centri di Aggregazione Giovanile di Cremona

Scitico. Anisico. Ladinico. Ah! Bei tempi, bei tempi quelli! Quelli dell’università. Scienze geologiche, ovviamente. Ci si metteva due anni e 7 mesi per realizzare la tesi di laurea e 12 minuti e 43 secondi, cronometrati, per discuterla. Ma, si sa, il senso del tempo è molto personale. E i tempi geologici non sono i nostri, sono quelli di Leo. Ortolani, nella foto ancora all’università, ha dimostrato, in questi anni e in queste storie, di avere imparato il concetto. Il tempo dell’umorismo, in Rat-man, si è dilatato. In Rat-man ci sono, in ordine di durata temporale, battute, “colmi o VIP”, sit-com, barzellette, gag e Leo-gag (non saprei come altro definirle).

Le battute. Come dice il termine, copiando spudoratamente dal vecchio Dizionario Motta del ’74, la battuta è una pulsazione, dura quanto un battito di cuore. È l’unità musicale di tempo, “rappresentata dall’insieme delle figure contenute tra due stanghette”. È pure l’unità più semplice del discorso, come per gli attori. Al confine tra queste ultime due definizioni e tra questi due ambiti, tempo-discorso, si colloca, a mio avviso, la battuta umoristica o ironica. Se prendiamo per buona la definizione di cui sopra, nel campo del fumetto la battuta si trova all’interno della medesima vignetta (“tra due stanghette”). Tale modalità è stata predominante agli esordi del Nostro, risultando particolarmente efficace, in seguito, nelle “splash page” del titolo. Quali esempi possiamo addurre la prima vignetta di Tavola 7 delle “Origini” (”Gli erano venute tre borse così, di cu i due sotto gli occhi …”) e l’inizio della storia “La gatta”.

Altrettanto funzionanti ed usate da subito sono le sequenze a “colmo o VIP”. Per “colmo” si intende, letteralmente, una domanda la cui risposta suscita indignazione: “E’ il colmo!”. Portata all’assurdo, nella cultura comune, essa ha un deciso e condiviso indirizzo umoristico. Nella storia dei colmi si sono originati due filoni preferenziali: quello “dei mestieri” e quello “dei VIP”, come detto. Al primo fanno riferimento i colmi della nostra fanciullezza, quelli classici: qual è il colmo per un idraulico? Al secondo si attribuiscono, come esempio, quello dei “campioni”: come si chiama il campione arabo di salto in lungo? In questo caso, dal punto di vista dei fumetti, nella stessa vignetta si trovano sia la domanda sia la risposta. Esempi di ciò si riscontrano nella storia contro il Ragno (Tavola 6 vignetta 2: Rat-man si sporge da un muro crivellato di colpi. ”Qual è il tuo problema ragazzo?”. risposta: ”Ho una mira da far schifo!”; Tav. 12 vignetta 4, con la battuta dello zio del ragno, ucciso da un atlante; ecc.). Nella stessa storia si inizia ad intuire che Ortolani predilige una ricerca del comico meno immediata, temporalmente parlando. Nei colmi “orali” c’è sempre una pausa tra la domanda e la risposta, sia che essa sia nota o meno. Come sappiamo il senso del tempo fumettistico è dato dal “trascorrere”, o dallo scorrere, delle vignette. Di conseguenza Ortolani presenta in una vignetta la domanda o la situazione iniziale (il topo si ”atteggia” a supereroe: ”Io entro! copritemi!”) e in quella successiva la risposta o la conclusione: il ratto, appunto, coperto da un telo (Tav. 5 vignette 1-2).

Avviene poi il passaggio “epocale” della vis comica ortolaniana. Nelle storie successive i tempi tra domanda e risposta, tra presentazione della gag e conclusione, della stessa gag, si allungano, si dilatano. Dapprima alla Tavola successiva, come, ad esempio, in “Week-end di torrone”, con il salvataggio del giubbotto del cieco, grazie alle rat-molle, che spediscono Rat-man, nella Tavola successiva, nell’alta atmosfera (Tav. 3 e 4). Oppure nelle Tavole 6 e 7, con il Brakko che si gusta la ”boccata” di Kadansky. Tali storie sono state ristampate in Rat-man Collection n° 3, pagg. 19 e 20, 22 e 23. In seguito, con l’inizio delle cosiddette trilogie, ulteriormente si dilata il tempo tra ”domanda-presentazione” e ”risposta-conclusione”. Le Tavole intermedie divengono due, tre, quattro. La migliore, a mio avviso, rimane quella, da buon geologo, di “Operazione geode”, in RMC n° 8, Tav. 14 vignetta 1 e Tav. 20 vignetta 4, in cui si scopre che la crosta continentale è sorretta da gnomi vestiti di rosso.

È tuttavia nella gag dei pennarelli di Filippo che Ortolani cambia strategia. L’inizio e lo sviluppo in un episodio (“Il ritorno”, Tav. 16 e 19; in Rat-man Collection n° 3, pagg. 80 e 82) e la conclusione, forse per motivi editoriali, due episodi dopo (“L’ultimo segreto”, Tavola 37 vignetta 1, in RMC n° 4, pag. 69 vignetta 1). Pag. 80: Filippo, con un pennarello in mano, adocchia Rat-man sonnecchiante; pag. 82: Filippo saluta il Ratto, con la faccia scarabocchiata; albo seguente, pag. 69, 8 giorni dopo: il nostro topo ha il volto ancora scarabocchiato, fuori campo la mamma cerca Filippo: ”Filippo! Filippo? Avete visto il mio bambino?” ”No, signora, qua ci sono solo i suoi pennarelli.” ”Spezzati.”.

Lo sviluppo temporale della gag raggiunge, proprio al termine della trilogia del Ritorno, tempi, per un fumetto, “geologici”, con la storia di Kitty e della bicicletta: inizio a Tavola 13 vignetta 1 dell’episodio “La squadra segreta!”, prosecuzione a Tav. 21 vignette 1 e 2 e fine a Tav. 67 dell’episodio successivo “L’ultimo segreto” (in Rat-man Collection n° 4). E con esse sono iniziate le “Leo-gag”, ossia battute e situazioni enormemente dilatate nel tempo virtuale del fumetto. Come quanto successo nella “esalogia”: alla Tav. 1 vignetta 6 di Rat-man collection n° 29 si collega la Tav. 1 vignetta 9 del n° 31. RMC n° 29: il Rat-man si accomoda sul treno: ”Posso aprire un po’ il finestrino? C’è puzza, qua dentro!”; RMC n° 31: ”Non vuole nemmeno essere amico di piccettino?” ”Di quell’affare puzzolente?” ”Lo vede? Avete già tanto in comune!”. Ma forse ciò è dovuto alla storia a “flashback” narrata. Comunque sia, il lettore ha dovuto aspettare quattro mesi e qualche minuto per le conclusione. E se il lettore è un “occasionale”, oppure non ha una memoria ferrea, è evidente che di tale gag non ha riso o sorriso.

Le Leo-gag sono per gli aficionados, per i rat-maniani puri, che persistono nella loro assurda passione per un topo con la faccia da scimmia.. Questo rimane il problema, o, per altri aspetti, il merito di fondo delle Leo-gag: l’eccessiva distanza temporale, sia all’interno del fumetto sia come uscita in edicola, tra presentazione e conclusione della medesima gag. Un po’ come nella barzelletta della “pecora gialla”, in cui una barzelletta termina in quella successiva.

Rimane, a noi fedelissimi in numero sempre più crescente, la speranza di giungere a vedere la conclusione della “Leo-gag” più lunga nella storia del fumetto mondiale, iniziata alla Tavola 2 delle “Origini” e che, secondo indiscrezioni, si chiuderà nella vignetta finale dell’ultima Tavola di Rat-man n° 100:

<<Fruga tra le ombre della notte, come per trovare un significato alla sua esistenza>>.

Carnico. Norico. Retico. Ah, bei tempi!

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Non leggevo Rat-Man perché … non lo so perché…

di Fabrizio Lanfredi – Centri di Aggregazione Giovanile di Cremona

Fabio Mirabile ha 29 anni, è laureato in Ingegneria Elettronica al Politecnico di Torino e lavora attualmente presso la “Gugliemo Marconi” di Genova. Si veste bene, porta i capelli corti, non fuma, non beve (non eccessivamente, almeno!), non si droga.

Insomma, è quello che le mamme di tutti noi, almeno a primo impatto, giudicherebbero un bravo ragazzo! La cosa sarebbe ulteriormente avvalorata dal fatto che abitualmente non legge fumetti sin dall’età adolescente. Eppure, alcuni anni fa, anche lui è caduto nel tunnel delle creature di Ortolani, e sembra proprio non aver alcuna intenzione di uscirne.

Vediamo come un Ingegnere spiega la sua passione per le opere di un Geologo!

Quella di Rat-man, per me è stata una scoperta quasi casuale. Fin dalla preadolescenza gli unici fumetti seguiti con un minimo di costanza sono stati Topolino & C., e prima ancora la deliziosa compagnia de ”Il Corriere dei Piccoli” (una prece accompagna il mio sospiro malinconico).

Fabrizio Lanfredi e Leo Ortolani, di spalle - Per gentile concessione

Fabrizio Lanfredi e Leo Ortolani, di spalle – Per gentile concessione

Una volta abbandonato il magico mondo degli eroi, barattato con l’intenzione di andar dietro a sogni più materiali e possibilmente di carne e ossa con ghiandola mammaria ben sviluppata (pustole acnifere e tendinite permettendo), il capitolo ”fumetto” si è involuto fino a diventare materia di derisione altrui.

Qualche anno fa, invece, la ”scoperta”.

Propostomi per l’ennesima volta, mi feci prestare distrattamente un albo in formato gigante (”Le meraviglie della natura”). E fu LA rivelazione.

Da allora ogni copia del ”ratto” viene famelicamente consumata attraverso il rito dell’alienazione terrena. Nessun cataclisma potrebbe richiamare la mia attenzione una volta iniziato a leggere.

La caratteristica che più di tutte ha fatto presa su di me è stata la scanzonata aria autoironica e la quasi maniacale ricerca di quel retrogusto a base di freddure che si perpetua quasi su ogni tavola. Pur non avendo mai letto altri fumetti Marvel, il godimento è assicurato. Le pagine scorrono via velocemente tanto che l’attesa bimestrale per il nuovo numero risulta quasi atroce.

Geniale la saga di ”Venerdi 12”, con la quale ho più volte messo alla prova i miei addominali per le risate. In questo senso un particolare ringraziamento va al mitico Cioppy.

Tutti i personaggi, comunque, reggono bene la scena e la verve umoristica viene suddivisa in maniera esemplare su di essi. Ognuno rappresenta una sfaccettatura della vis comica, attraverso un ritratto semplice ma efficace della realtà magistralmente reinterpretata dall’autore.

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