03-Settembre 1969: Vampirella e Settembre 1948: Tex

Settembre 1969 – settembre 2009

Vampirella, un’aliena sulla Terra

di Carlo Scaringi <carlo.scaringi@email.it>

Copertina del comic book di vampirella n.1

Copertina del comic book di vampirella n.1

Se fosse “nata” ai giorni nostri, anziché nel settembre del 1969, Vampirella sarebbe diventata, forse, una velina sulla cresta dell’onda. Invece, quarant’anni fa andavano di moda i vampiri e, soprattutto in Italia, i fumetti “neri” con i protagonisti imbottiti di esotiche “k” e tante belle ragazze, spesso semivestite, nel ruolo delle eroine malvage o delle vittime sacrificali. La nascita di Vampirella non è legata a quel filone, ma fu puramente casuale, perché Frank Frazetta – uno dei grandi illustratori americani nato nel 1928 a New York – raffigurò in una copertina disegnata per “Creepy” (un mensile di storie e fumetti horror molto popolare negli States) una bella ragazza con un costume succinto e un fisico mozzafiato che piacque molto all’editore. All’inizio doveva essere una sorta di valletta che presentava, con battute ironiche e con pose stuzzicanti, le varie storie, alternandosi con quel simpatico vecchietto di Uncle Creepy (Zio Tibia da noi) che aveva dato il nome alla rivista. Dall’idea iniziale si passò al fumetto, con storie affidate allo sceneggiatore Forrest J. Ackerman e disegnate all’inizio da Tom Sutton, un onesto artigiano senza troppa fantasia. La storia fu pubblicata sul primo numero di una nuova rivista, “Vampirella” appunto, vissuta fino al 1988. Il successo crebbe quando lo spagnolo Josè Gonzales sostituì Sutton, facendo di Vampirella una sorta di pin-up extraterrestre ben felice di stare sulla Terra. All’inizio Vampirella aveva tutte le caratteristiche negative dei vampiri, costretta a nutrirsi di sangue, elemento vitale del pianeta Drakulon, patria della simpatica ragazza. Poi la scoperta di un siero miracoloso le permise di nutrirsi come tutto gli esseri umani, per cui col passar delle storie Vampirella perse quella sete di sangue che spesso la spingeva a uccidere, anche se, per la verità, sapeva scegliere bene le sue vittime, quasi sempre individui malvagi e quindi degni di finire dissanguati. Una volta diventata buona, Vampirella vivrà avventure quasi normali, incontrando anche qualche fastidiosa nemica come Lady Death, e due discendenti (zio e nipote) della dinastia dei Van Helsing, famosi cacciatori di vampiri immortalati nel romanzo di Bram Stoker di fine Ottocento. Il più giovane si innamorerà di Vampirella e la condurrà sulla strada della redenzione finale, un evento che ha contribuito, almeno in parte, alla caduta d’interesse dei lettori, più attratti dall’aspetto vampiresco che dai buoni sentimenti. Negli Stati Uniti, come detto, Vampirella è stata pubblicata a lungo dalla Warren Publishing e poi negli anni Novanta dalla Harris Comics. Ne è stato tratto anche un film, ma di scarso successo come avviene spesso in questi casi. In Italia è stata pubblicata per alcuni numeri nel 1977 dalla Milano Libri e poi in un paio di Oscar Mondadori, ma poi è finita quasi nel dimenticatoio, scacciata da altri personaggi, anche femminili, di più facile richiamo.

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Tavola ricca d'azione, di Vampirella. Per gentile concessione

Tavola ricca d'azione, di Vampirella. Per gentile concessione

Il mito del vampirismo ha radici antiche, ed era conosciuto ben prima del romanzo di Stoker. Il personaggio più famoso è il mitico Vlad, nobile della Transilvania, crudele e spietato, e coraggioso nemico dei Turchi che volevano conquistare le terre ell’odierna Romania, dove qualcuno lo venera ancor oggi quasi come un patriota. Le sue sanguinarie imprese hanno ispirato molti autori di fumetti, dallo spagnolo Fernando Fernandez al nostro Guido Crepax, da Gary Colan che ne fece una versione per la Marvel ad Alberto Breccia che lo disegnò in modo grottesco. Una figlia adottiva del conte Dracula è Dracurella, una simpatica ragazza ideata del 1973 da Julio Ribera, che stanca di vivere in mezzo ai mostri della Transilvania, decide di girare il mondo, innamorandosi di volta in volta, del mostro di Frankenstein, dell’Uomo Lupo, dell’Uomo Invisibile e perfino del dottor Jeckyll. Alla fine incontra un drago buono e scoprirà l’amore. C’è anche una versione umoristica, protagonista Count Duckula, un papero discendente da una dinastia di vampiri. Guarirà dalla sua malattia, ma diverrà vegetariano, come i suoi fratelli. In Italia è diventato il Conte Dakula ed è apparso nel 1989 sul Corriere dei Piccoli. (C. S.)

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28 settembre 1948 – 28 settembre 2009

arriva Tex Willer

di Carlo Scaringi <carlo.scaringi@email.it>

Tex Willer cavalca e sparacchia da oltre sessant’anni, 61 per l’esattezza. E’ un compleanno forse insolito, non canonico, ma sempre degno di venir ricordato perché Tex è un monumento del fumetto italiano, non solo per la sua longevità, ma anche perché ha contribuito a cancellare molti dei pregiudizi, ovviamente errati, che gli italiani avevano nei confronti dei pellerossa. Quando Tex è giunto nelle edicole – un minuscolo albetto a striscia, appena 32 pagine e nemmeno cento vignette – i film western americani mostravano i pellerossa come un popolo quasi selvaggio, nemico dei bianchi, feroce e spietato. Non si diceva, in quei film, che i pellerossa combattevano per difendere i propri territori, e si celebrava invece il coraggio del VII Cavalleggeri che invariabilmente metteva in fuga gli indiani tra gli applausi degli spettatori più giovani. Le storie di Tex invece hanno aiutato i lettori a capire che c’erano indiani cattivi e buoni, e soprattutto che non sempre l’esercito aveva ragione, anche se era più forte e ben armato. Sin dalla prima avventura vediamo Tex intervenire in difesa di una ragazza indiana inseguita da un gruppo di fuorilegge. La salverà, come in seguito salverà tantissimi pellerossa aggrediti dall’esercito o dai fuorilegge. Nel corso degli anni Tex – un tipetto dal pugno facile e con la pistola sempre in pugno, tanto che all’inizio doveva chiamarsi Tex Killer (o è solo una leggenda metropolitana?) – diverrà sempre più amico dei pellerossa, al punto di sposare una ragazza indiana e di divenire, con il nome di Aquila della Notte. capo dei Navajos. Nel frattempo è finito nel corpo dei Ranger, dove troverà quel brontolone di Kit Carson, compagno inseparabile di mille avventure. I Ranger nell’America di metà Ottocento avevano il compito di aiutare gli sceriffi e l’esercito a mantenere l’ordine nei villaggi, svolgendo quasi un compito di ronde armate, un po’ come quelle dei nostri tempi.

Copertina di Tex

Copertina di Tex

Questo ruolo ha spesso trasformato molte storie di Tex in racconti nei quali l’elemento più spettacolare dei primi albi (le guerre tra pellerossa e giacche blu) si è stemperato in vicende dove l’aspetto poliziesco, quasi giallo, si è sovrapposto a quello degli scontri armati. Questo sta succedendo soprattutto in questi ultimi anni, quando Gianluigi Bonelli e Aurelio Galleppini – rispettivamente sceneggiatore e disegnatore delle prime centinaia di albi – hanno passato il testimone ad altri validissimi eredi. Non c’è stata certamente una caduta di stile e di interesse, perché Tex resta unico e insuperabile, ma qualche differenza si nota qua e là. Anche gli scenari si sono ampliati, non più i confini atorici del West, ma quelli del continente americano, dal nord all’estremo sud, in Patagonia, dove è ambientato il Texone dello scorso giugno. Insieme a Tex ci sono sempre, o quasi, anche Kit Carson, il giovane Kit, figlio del ranger, e il taciturno ma prezioso indiano Tiger Jack. Il quartetto non dà mai tregua a trafficanti di alcool e di armi, agli indiani ribelli, ai fuorilegge di ogni genere, ma anche agli ufficiali arroganti o incapaci o ai politicanti di Washington, che Tex non riesce a digerire. Nella versione attuale, nel classico formato bonelliano, Tex si sta avvicinando al traguardo del numero 600, un obiettivo prestigioso per una collana prestigiosa, superata solo per anzianità dal Giornalino, nato a metà degli anni Venti. Un primato, quello delle edizioni di Sergio Bonelli, destinato a resistere nel tempo, anche per l’ampiezza dello “zoccolo duro” dei fedeli lettori di Tex, un personaggio riproposto ogni mese in diverse collane che fanno ripercorrere i vari momenti di una storia ormai lunga più di sessant’anni. E continua….

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Ulceda, una ragazza indiana, è stata la prima eroina del West all’italiana già nel 1935, Tex è il più longevo e popolare, Kit Carson il più simpatico, Pecos Bill il più leggendario, Kinowa il più vendicativo, il Piccolo Sceriffo ovviamente il più giovane, Blek il più manesco, Zagor il più fantastico, Cocco Bill il più comico, Ken Parker il più umano, Magico Vento chiaramente il più magico. Quelli ricordati in questo sintetico “identikit” sono, tranne gli ultimi tre, personaggi storici del West all’italiana, quasi tutti prematuramente scomparsi. Resistono bene quelli del gruppo Bonelli, come Tex e Zagor, mentre Magico Vento sta per concludere il suo ciclo. Quasi tutti sono vissuti nel periodo a cavallo tra la fine degli anni Quaranta e l’inizio dei Cinquanta, un momento felice per il fumetto italiano, dopo la lunga parentesi bellica.

Tavola tratta da una storia di Tex. Per gentile concessione

Tavola tratta da una storia di Tex. Per gentile concessione

Un’epoca con grandi sceneggiatori e disegnatori, da papà Bonelli a Lavezzolo, da Guido Martina al gruppo EsseGesse, da Galleppini a Gamba, da Paparella a Uggeri, a Zuffi e tanti altri che hanno fatto crescere il fumetto italiano. Col senno di poi si può dire che queste storie western rappresentavano una fuga dalla realtà, forse l’evasione in un mondo fantastico, o quasi. Ma hanno aiutato a dimenticare il passato, e in qualche caso anche a crescere.


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