Novembre 1928: Topolino parla, al cinema
di Carlo Scaringi
Tra poche settimane Topolino festeggerà gli 80 anni di vita a fumetti, ma in realtà è nato prima, nel 1928, protagonista di alcuni cortometraggi animati, come Crazy plane, uscito il 16 marzo e dedicato da Walt Disney e Ub Iwkers (che realizzò anche 700 disegni in un giorno) al volo transatlantico di Lindbergh. Ma quello più famoso resta Steamboat Willie, uscito il 18 novembre e subito acclamato come un successo. Era il primo disegno animato sonoro e Topolino parlava con la voce di Disney. Da quel giorno Topolino ha spiccato il volo verso una popolarità planetaria, concretizzatasi in questi 80 e più anni in centinia di film animati e migliaia di fumetti. Su Topolino ovviamente è stato detto tutto e il contrario di tutto. E’ stato elogiato per i suoi buoni sentimenti, per il suo coraggio, la sua onestà, anche per il suo patriottismo perché durante il secondo conflitto mondiale il suo “papà” lo mandò a combattere contro i nazisti (e contro Gambadilegno, per l’occasione in divisa di gerarca hitleriano). Forse quella fu una sorta di risposta che Disney inviò ai nazisti che anni prima avevano definito Topolino “rappresentante del più turpe degli ideali, perché i topi sono una razza immonda”.
In tutti questi decenni si è parlato fin troppo, forse, di Topolino e poco, ancora forse, di Minnie che da oltre 80 anni ne condivide la vita, fra gioie e delusioni, successi e sconfitte, poche per la verità perché il simpatico topo, o Mickey Mouse come viene chiamato in mezzo mondo, non può perdere. Nelle strisce quotidiane Minnie è apparsa verso marzo 1930, al termine della prima avventura che ricalcava quella di Plane Crazy. Minnie in gonna blù a pois da cui spuntano mutandine di pizzo, come aveva indicato Disney a Ub Iwkers, sta stendendo i panni. Per farle una sorpresa, Topolino s’infila in un suo pigiama appeso al sole. Minnie gli balza al collo, la corda non regge e i due rotolano a terra abbracciati. E’ il classico colpo di fulmine e l’inizio di una storia sentimentale che dura tutt’ora. Già nei cortometraggi del 1928 Mickey Mouse e Minnie si erano incontrati, per esempio in Steamboat Willie, con Topolino, sempre galante, che l’aiuta a salire a bordo del bislacco battello agganciando delicatamente il bordo delle mutandine all’uncino dell’argano. E’ un’immagine civettuola e tutta femminile per un personaggio che Walt Disney aveva concepito come l’esatto opposto di Topolino. Minnie è capricciosa, un po’ civetta, molto possessiva e se talvolta s’infila in qualche brutta avventura, lo fa principalmente – gelosa com’è – per controllare la fedeltà del suo eterno fidanzato. Anche lei ogni tanto si scontra con Gambadilegno, che tenta di rapirla, non tanto per amore quanto per fare un dispetto a Topolino. Come tante altre coppie di carta restano eternamente fidanzati, fedeli nella vita e nelle avventure, alla ricerca di chissà cosa. Minnie al matrimonio ogni tanto ci pensa, come tutte le ragazze. Per lei – ha detto il romanziere Edward M. Forster – Topolino “è il suo rajah, il suo sole, senza di lui il suo personaggio non esiste”. Per Topolino invece Minnie “è tutto, è la sua forza”. Come Minnie, anche Topolino ha sognato di sposarsi, in un cortometraggio del 1932, significativamente intitolato “L’incubo di Topolino”. Ma si è subito svegliato.
Per saperne di più
Già alla fine del 1930, pochi mesi dopo il debutto sui giornali americani, Topolino è arrivato in Italia, ovviamente non nella versione a fumetti. E’ apparso sull’Illustrazione dei Piccoli, supplemento illustrato della Gazzetta del Popolo di Torino. Nel 1931 l’editore Frassinelli, sempre di Torino pubblicò due volumi disegnati, con le nuvolette sostituite da didascalie e versetti in rima, tradotti e adattati da un giovane Cesare Pavese. “Michi con Minni s’è messo in cammino – diceva una strofetta -. Va verso l’Occidente, ma non per piacere: vuol fare fortuna, lontano o vicino, e come vedete s’è fatto pioniere”. Ancora un anno e Topolino avrà un settimanale: lo pubblicherà dagli ultimi giorni del 1932 fino all’agosto del 1935 l’editore Nerbini di Firenze. All’inizio era un Topolino casareccio, con storie disegnate da Giove Toppi, Buriko, Vitelli e altri. Dopo una controversia con la Disney per il copyright, sul settimanale cominciarono a comparire le storie originali. Nel 1935, inebriato dal crescente successo dell’Avventuroso che ospitava Flash Gordon e altri fumetti americani, Nerbini cedette Topolino a Mondadori, che fece l’affare della vita. Ma questa è un’altra storia.



