06-Novembre 1962 : Diabolik 1

Novembre 1962 – Con Diabolik arriva il fumetto “nero”

di Carlo Scaringi

Quando nel novembre del 1962 Diabolik comparve nelle edicole sembrò che il genio del male avesse invaso l’Italia. Alcuni episodi di cronaca nera, avvenuti quasi contemporaneamente, vennero chiaramente attribuiti all’influenza nefasta di questo personaggio in calzamaglia e mascherina nera sul volto ideato, e poi raccontato per decenni, da Angela Giussani e da sua sorella Luciana. Con Diabolik è entrato nel mondo del fumetto il mito dell’eroe negativo, del “cattivo” senza mezzi termini, in perenne lotta con la polizia in un drammatico e alterno gioco di guardie e ladri.

Copertina del n. 1 di diabolik - novembre 1962. © Astorina

Copertina del n. 1 di diabolik – novembre 1962. © Astorina srl. Per gentile concessione

Diabolik deriva in qualche modo dai grandi criminali della letteratura d’appendice francese, come Rocambole e Fantomas. Come i suoi padri è un principe del travestimento, di fughe attraverso tetti o fogne, di vicende appunto rocambolesche, ma a differenza di costoro – che si muovevano in un mondo di carrozze a cavallo e di luci a gas – Diabolik vive nel nostro tempo e utilizza abilmente tutti i ritrovati della scienza moderna. Si sposta, per esempio, con una velocissima automobile superblindata e superaccessoriata, (che ricorda un po’ quella altrettanto celebre di James Bond) e indossa spesso maschere di plastica che gli permettono di assumere le fattezze di qualsiasi individuo, con tutti gli aspetti utili, ma anche con gli equivoci che ciò comporta. E’ specializzato nella realizzazione di mille trucchi e in altrettante sorprese che lasciano disorientati gli inseguitori. Ha costruito pecore di plastica per bloccare la strada, oppure rondini radiocomandate con cariche esplosive per colpire gli avversari, è fuggito con una sedie a rotelle spinta da minuscoli razzi o si è infilato sotto il telaio di un’ auto per superare imprevisti posti di blocco, e così via, in un caleidoscopio di trovate che divertono il lettore e ridicolizzano gli sforzi di Ginko, l’ispettore di polizia da sempre sulle sue tracce. Diabolik è la sua ossessione, ma va detto che questo eterno duello tra il bene e il male si svolge sempre sul filo della correttezza, della cavalleria, del fair-play potremmo dire. Ginko è un osso duro, se ne accorge anche Diabolik che spesso lo elogia. “Diventa semre più difficile ingannare Ginko – ha detto – che è un antagonista eccezionale”. Un’altra volta ha sognato un’impossibile alleanza: “Se quel dannato ispettore fosse con me, domineremmo il mondo”. Nelle prime storie Diabolik appariva un criminale fin troppo spietato, pronto a uccidere senza rimorsi, ma poi è diventato più umano si potrebbe dire con una punta di esagerazione. Adesso sempre più spesso preferisce narcotizzare le sue vittime (solitamente facoltosi industriali, spregiudicati affaristi o sfaccendati d’alto bordo) per poi derubarle con calma e tranquillità. Le sue imprese si svolgono per lo più in un mondo di fantasia, ma ogni tanto ci sono anche chiari richiami alla realtà, alla mafia per esempio, “un dannato centro di potere, e c’è sempre qualcuno disposto a tutto per avere questo potere”, o all’usura, “un modo squallido, strisciante di speculare sulle necessità e sulla miseria della gente”. Diabolik è spavaldo, spregiudicato, irridente, al contrario di Ginko che invece è il tipico poliziotto serio, onesto, coraggioso, ma non fallito, anche se destinato sempre alla sconfitta.

Eva e Diabolik, tavola a fumetti. © Astorina

Eva e Diabolik, tavola a fumetti. © Astorina Srl. Per gentile concessione

Come ogni eroe di carta che si rispetti, anche Diabolik ha una compagna, Eva, che da quando è apparsa (nel terzo numero, febbraio 1963) condivide gioie e dolori del suo uomo, che spesso accompagna e aiuta nelle sue imprese criminali. Ogni tanto Eva ha nostalgia di un figlio, ma Diabolik realisticamente le ricorda la loro situazione di eterni braccati da Ginko: “Abbiamo una nostra vita, io e te, e non c’è spazio per nessun altro”. Ma sono felici lo stesso, come tante altre coppie di carta. Su Diabolik – progenitore di una serie di eroi negativi che però con lui hanno in comune solo le “k” che ne inzeppano i nomi – sono stati versati fiumi d’inchiostro e di parole, con politici ed educatori che hanno tentato di trascinarlo sul banco degli accusati. Oggi quei tempi sono lontani e quel criminale in nero non scandalizza più nessuno, forse perchè le sue imprese appaiono ormai come donchisciotteschi ricordi di un mondo sorpassato dai fatti e misfatti dell’odierna realtà.

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Per saperne di più

Angela Giussani ideò Diabolik perché voleva pubblicare qualcosa di facile lettura per i pendolari che ogni giorno arrivavano a Milano, una storia da leggere in un’oretta, giusto il tempo trascorso in treno. La scelta cadde su Diabolik, che doveva essere una versione moderna dei classici personaggi della letteratura d’appendice primo Novecento, Fantomas soprattutto. Nelle prime storie infatti non mancano i riferimenti alle imprese del criminale francese. Ma poi, col passar del tempo, Fantomas e compagni sono diventati un pallido ricordo, e le storie di Diabolik – sceneggiate a lungo dalle due sorelle Giussani e poi da Patricia Martinelli, Mario Gomboli, Alfredo Castelli e altri validi autori – hanno acquistato in originalità e fantasia. Il disegnatore della prima storia è ancora avvolto nel mistero: è stato un certo Zarcone, che tutti chiamavano il Tedesco per il suo aspetto nordico, che scomparve dopo l’uscita del primo albo. Il secondo fu disegnato da un’amica delle Giussani, la signora Giacobini, mentre il primo disegnatore fisso fu Enzo Facciolo, seguito in questi anni da altri di pari valore, da Paludetti a Zaniboni padre e figlio, e tanti altri. Ma come avviene solitamente nei fumetti popolari, ai lettori piacciono di più le trame e gli intrecci, spesso più efficaci e coinvolgenti di un buon disegno. (C. S.)

primo piano di Diabolik. che si vede raffigurato quasi in tutte le manifestazioni a luidedicate
Primo piano di Diabolik. che si vede raffigurato quasi in tutte le manifestazioni a lui dedicate. © Astorina Srl. Per gentile concessione

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