L’ULTIMO SALUTO A MARIA GRAZIA PERINI
Ho sbollito solo in parte la notizia funesta della scomparsa di Maria Grazia Perini.
Il breve messaggio, di domencia, della sorella Barbara è stata una martellata in testa e sul cuore. Ancora pensavo alla dipartita di Moebius, un nome “sacro” nel mondo del fumetto, un “dio” come è stato definito da molti sul web, che mi sento investito da un tir!
MGP, me la ricordavo dalle mie letture adolescenti, tutti i fumetti di supereroi dell’Editoriale Corno, la rivista Eureka, Alan Ford, e solo di striscio il Corriere dei Piccoli . C’è stata poi un momento della mia vita adulta di lettore di fumetti, che pensavo a MGP, come una vecchietta che abitava in un casetta isolata ai confini del mondo, mentre invece lei era bella e pimpante che interagiva con i suoi fans su facebook. E nel 2010 quando io e miei amici della fanzine Fumettomania decidemmo di dedicare il numero della fanzine ai quarant’anni di supereroi Marvel in Italia, ho accarezzato l’idea di contattarla, per la prima volta in vita mia, ed intervistarla e lei accettò.
La sua intervista chiuse in maniera superba un numero molto nostalgico sui supereroi e sull’Editoriale Corno cheli pubblicò negli anni ’70 ed ’80, del secolo scorso.
Avevo molto rispetto di quella signora che, negli anni ’70, aveva monopolizzato l’attenzione del mondo del fumetto italiano su di lei per la sua attività di redattrice, giornalista, direttrice di riviste, e le recenti polemiche con Max Bunker ( lette su internet ) mi spingevano a chiaccherare con lei.
A me non interessa chi ha scritto il famoso editoriale su Alan Ford n.77, a firmato come fosse stato scritto da MGP, dal quale Maria Grazia ha sempre preso le distanze; o altre cose sgradevoli saltate fuori negli ulti due anni nei rapporti interni dell’Editoriale Corno; so solo che c’è stata un’epoca remota (editorialmente parlando) gli anni ’70 del secolo scorso, in cui una donna, UNA DONNA, ha dato il massimo impegno di se nell’ascesa di una casa editrice italiana, tramite traduzioni, con il suo lavoro di redattrice, dirigendo anche riviste innovative (Il Corriere della Paura) e dando un grande impulso ad altre (Eureka) ed stata poi messa alla porta; quella donna ha portato con se la propria bravura in altre ambiti editoriali, con riviste quali il Corriere dei Piccoli,Corriere dei Piccoli, Snoopy, etc. e poi si è messa in disparte.
Una donna che i fans però non hanno dimenticato e che ha creato un bel rapporto con i suoi lettori, che ha celato al sua malattia e che si è spenta domenica mattina, dopo aver salutato tutti la sera precedente con il suo “buonanotte”.
Buonanotte anche a te “Puccetta” e buon viaggio.
Mi mancherai
Ma.Be.
Quella che segue è uno stralcio dell’intervista che pubblicai su fumettomania n. 19, che ricordo non è cartaceo ma solo digitale in PDF; l’intera intervista si può leggere sul sito di Glamazonia.it QUI; mentre si può scaricare da QUESTO LINK di issuu.com, oppure da QUEST’ALTRO LINK di scribd.com
Estratto da Fumettomania n. 19:
UNA SIGLA PER OSPITE
Dopo Giuseppe Camuncoli, un giovane autore alla corte della Marvel, ho puntato l’attenzione su un autore che ci ricordasse l’avvento della Marvel in Italia nel lontano 1970. E dal momento che in questo numero la presenza femminile è forte abbiamo voluto chiudere questo lungo tributo, sui 40 anni di fumetti Marvel in Italia, intervistando la donna che ha rappresentato per la nostra generazione di quarantenni un punto di riferimento nelle letture dell’Editoriale Corno del periodo 1972-78.
M.B.
INTERVISTA COLLETTIVA
A Maria Grazia Perini
MGP
UN PEZZO DI STORIA
DEL FUMETTO ITALIANO
di mario benenati, fabio graziano, marcello vaccari, carlo scaringi,
alessandro neri e michele ginevra
Mario Benenati: Salve Maria Grazia.
Il 30 aprile 2010 noi lettori dei fumetti Marvel abbiamo festeggiato i 40 anni dalla prima collana di supereroi Marvel pubblicata in Italia. Per i pochi che non sono a conoscenza, la collana era L’Uomo Ragno il cui n.1 fu pubblicato, appunto, il 30 aprile 1970. Credo che non ci sia modo migliore di chiudere questo nostro approfondimento scritto e illustrato porgendoti alcune domande sulla tua esperienza alla Editoriale Corno e non solo.
All’epoca le ragazze che leggevano fumetti non erano molte, ed ancora meno quelle che lavoravano come redattrici in una casa editrice. Cosa ha significato per te, lavorare come traduttrice e come curatrice della corrispondenza alle testate dei supereroi, letti per lo più da maschietti?
Maria Grazia Perini : Premesso che alla Editoriale Corno, non mi occupavo solo di tradurre i fumetti Marvel e occuparmi della corrispondenza con i lettori, per quanto riguarda questa ultima mansione, rispondere a lettori per lo più di sesso maschile non mi ha mai comportato alcuna difficoltà: il linguaggio e i toni erano sempre gli stessi, indipendentemente dal sesso
Fabio Graziano : Tra i refrain dei nostalgici dell’epoca Marvel/Corno, risuona spesso una critica alle traduzioni degli albi di allora, accusate di essere spesso addirittura bislacche. Cosa rispondi a questa critica? E, in generale, c’è mai stata l’esigenza di modificare i dialoghi originali per qualche motivo, magari nel caso di storie su temi difficili come la celebre sequenza di episodi dell’Uomo Ragno sulla droga?
M.G.P.: Non mi risultano critiche per le traduzioni realizzate sia da me sia da altri collaboratori, questo almeno sintanto che sono stata alla Editoriale Corno. Per quanto riguarda il sequel di episodi dell’Uomo Ragno sul tema “droga”, ho avuto modo di confrontare proprio in questi giorni i testi americani e le relative traduzioni in italiano e non ho notato alcuna differenza, potrei affermare con assoluta certezza che nulla è stato modificato per esigenze “nostrane”.
Forse qualche “purista”, nel tempo, può aver avanzato qualche critica ma le traduzioni, da sempre, e non solo per quanto riguarda i fumetti, spesso vengono adattate al linguaggio comune del Paese in cui vengono realizzate.

Foto di Maria Grazia Perini alle tre giornate del Fumetto di Genova nel 1972, che ritira il premio offerto dalla rivista IL LUNEDI’ per le iniziative editoriali e l’impulso dato al mondo del fumetto. Per gentile concessione dall’archivio di R. Vassali.
Marcello Vaccari : Nel 1975 l’ANAF (Associazione Nazionale Amici del Fumetto, oggi ANAFI) ti conferisce il premio omonimo “per l’impulso dato all’Editoriale Corno con il suo vivo apporto di idee, esperienza ed entusiasmo, tradotto anche nel recente lancio di nuove testate”, probabilmente riconoscendo anche il tuo impegno nella collana “Il Corriere della Paura”. Quanto vendeva questa collana rispetto alle altre della Corno, ed in generale quali erano le testate che vendevano di più e quante copie nel momento migliore e in quello peggiore dell’Editoriale Corno?
M.G.P.: Il “Corriere della Paura”, se non ricordo male vendeva circa 100.000 copie, UomoRagno era il leader (mi pare arrivò anche alle 200.000), seguito da Fantastici Quattro. Non so quanto vendessero nel momento della “decadenza” poiché io lasciai la Corno nel marzo del 1978 e, in quel momento, le vendite erano ancora molto soddisfacenti.
Carlo Scaringi: Come ricordi il periodo in cui Eureka si schierò con i radicali? Ebbe problemi di diffusione, o i lettori accettarono la svolta, grazie anche alle tavole che Ferruccio Alessandri dedicava ai temi dei radicali, come diritti civili e divorzio?
M.G.P.: La ricordo con entusiasmo anche perché fui proprio io a dare a Eureka questa svolta, più in linea con i tempi, erano momenti in cui l’impegno civile coinvolgeva soprattutto le giovani generazioni.
M.B. e F.B. :Lasciamo il periodo dell’Editoriale Corno: dal 1978 al 1998, la maggiore parte dei tuoi impegni si rivolgono a riviste dalle tematiche più svariate, Il Corriere dei Piccoli in particolare. Come è avvenuta e cosa significò l’evoluzione del Corriere dei Piccoli (che come ricorderai in quegli anni divenne il “Corrierino”), e cosa ricordi di quegli ultimi, travagliati (la Rizzoli passò grossi guai a causa dello scandalo P2) anni di vita della testata?
M.G.P.: ll periodo “rizzoliano” è stato senza dubbio il più gratificante dal punto di vista professionale (quello alla Corno è stato, sino ad un certo momento, il più divertente). Vorrei ricordare che entrai alla Rizzoli come Direttore Editoriale dei libri per ragazzi (Rizzoli Junior) e della produzione libraria della Milano Libri (che era stata assorbita dalla Rizzoli), poi passai alla Direzione Marketing di alcune testate del Corriere della Sera – Rizzoli (al momento della loro fusione), testate come Boy Music, Corriere dei Piccoli, Salve, Astra, Brava Casa. Fu in questo periodo che tutti noi affrontammo l’oscuro periodo della P2, dell’amministrazione controllata e non furono momenti facili. Poi, nel 1989 mi venne affidata la direzione responsabile sia del “Corriere dei Piccoli” sia di “Snoopy” (una sorta di “Linus” per bambini).
Con il “Corriere dei Piccoli” intrapresi una rivoluzione editoriale, eliminando i fumetti tratti dai cartoni animati giapponesi e dando spazio ad autori italiani, all’attualità e dando vita a una serie di rubriche molto coinvolgenti per i piccoli lettori. Le pagine della “posta”, che curavo in prima persona, era la più gettonata (ricevevo qualcosa come centinaia di lettere alla settimana!). Fui io a trasformare il “Corriere dei Piccoli” in “Corrierino” per due motivi: il primo è che tutti i lettori lo chiamavano così, il secondo perché tanti bambini mi scrivevano lamentandosi di non essere più così “piccoli”….
Nel 1989 vinsi, insieme ad illustri co-autori (tra i quali Giorgio Albertazzi, Giorgio Saviane, Cesare Marchi), il premio “Ravello, favole per un anno”. Un riconoscimento a cui tengo ancora molto anche perché, nel corso delle varie edizioni, fu vinto anche da Andreotti!!!! Le favole scritte dai vari autori venivano poi pubblicate, ogni anno, in un libro edito dalla Rizzoli.

Una della copertine del Corrierino durante il periodo in cui era diretto da MGP. Per gentile concessione dall’archivio di R. Vassali.
Alessandro Neri : Sempre a proposito del Corrierino, oggi la situazione del mercato fumettistico italiano non è roseo in generale, ma colpiscono i dati di vendita delle testate destinate ai più giovani, Topolino e Il Giornalino, passati rispettivamente dalle 316.000 e 86.000 copie vendute di dieci anni fa alle 200.000 e 42.000 del 2009. A cosa è dovuto secondo te questo calo?
M.G.P.: Topolino e Giornalino. Due casi emblematici di calo fisiologico dovuto soprattutto all’interazione che i giovani hanno con Internet e con tutto ciò ad esso collegato. In più, Topolino ha sempre avuto una gran componente di lettori “adulti” che continuavano a comperarlo per affezione e forse oggi sono diventati “troppo” adulti e lo hanno sostituito con altre testate.
Michele Ginevra (del Centro fumetto Andrea Pazienza di Cemona) Riallacciandomi a queste ultime domande, c’è ancora spazio oggi per una rivista contenitore dove poter trovare anche fumetti?
M.G.P.: Ci potrebbe essere ma, ancora una volta, manca la figura di un Editore coraggioso. Potrei ipotizzare, che so, un quotidiano (Corriere della Sera, Repubblica, Stampa o altri ancora) che nella edizione domenicale dedicasse qualche pagina ai fumetti, o anche un settimanale ( ad esempio Panorama o Espresso) potrebbe ripetere la stessa operazione. Ma, come sempre, il rapporto costi-ricavi è imprescindibile dal lancio di una nuova iniziativa, qualunque essa sia. Operazioni come quelle che ho citato, richiederebbero un investimento sia in rapporto ai costi dei diritti di acquisizione dei comics sia per un incremento del personale redazionale, e la dura ma giusta legge del mercato, impone che ad un investimento corrisponda un sicuro aumento delle vendite!
.. e chiudiamo questa lunga chiaccherata con l’ultimo quesito.
M.B.: Come hai maturato l’idea di lasciare il mondo del fumetto, dopo l’esperienza del Correre dei Piccoli, (diretto dal 1989 al 1994)?
Possibile che nessuno degli editori italiani, esistenti a quel periodo, oppure qualcuno dei piccoli editori che si sono affacciati sul mercato in questi ultimi dieci anni non abbia chiesto una tua consulenza, o altro?
M.G.P.: Dopo l’esperienza al “Corriere dei Piccoli”, passai, sempre in Rizzoli, alla sezione “Nuovi Progetti” e, nell’ambito di questa attività, svolgevo anche il ruolo di revisionare e/o riprogettare il format editoriale di alcune testate in crisi. Tra queste vi era “Quattrozampe“, un mensile che mi piaceva molto poichè trattava di animali (altra mia grande passione!). Feci un numero “zero”, che venne accettato, e mi trovai quindi a dirigere il nuovo mensile che, grazie alla nuova formula, riuscì a superare nelle vendite “Argos“, il concorrente di sempre! Nel frattempo, una parte delle testate della Rizzoli passò alla “Editoriale Italiana” (gruppo facente parte della stessa Rizzoli) e la mia esperienza editoriale si chiuse dopo circa un anno e mezzo poichè dopo aver pubblicato un servizio contro la “vivisezione”, venni convocato dall’allora Direttore Generale che catechizzò la mia iniziativa, “proibendomi” di uscire con la seconda puntata. Evidentemente il servizio aveva provocato i malumori di determinati inserzionisti. Ma non pubblicarlo avrebbe provocato il malcontento dei miei lettori e quindi preferì andarmene, argomentando nella lettera d’addio i motivi che mi avevano spinto a prendere tale decisione. Era il 1998.
Ricevetti in seguito alcune proposte ma, francamente, lo squinternato baraccone della editoria italiana non mi attraeva più e…nei tempi che seguirono, ho dovuto affrontare problemi di tutt’altro genere che mi hanno dato modo di non pensarci nemmeno più e di dedicarmi alla stesura di un romanzo che tengo ben chiuso in un cassetto.
Però, nella vita, non si sa mai….può succedere di tutto….
FINE


