Fumettomania n. 19:
i 70 ANNI DELLA MARVEL COMICS
INTERVISTA A GIUSEPPE CAMUNCOLI
di Alberto CONTE
ESTRATTO DALL’INTERVISTA
A.C. : Se non ricordo male, i primi tuoi lavori che ho letto sono stati Bonerest e Quebrada, in collaborazione con Matteo Casali: entrambi progetti autoriali, che richiamavano alla mente prodotti statunitense, in particolare quelli prodotti dalla linea Vertigo (Swamp Thing, Hellblazer). Confermi? In caso positivo, come ha facilitato la narrazione di Matteo il tuo approdare al metodo USA?
G.C. : Confermo, confermo. Queste nostre prime autoproduzioni (così come i vari progetti, ovviamente inediti, che negli anni avevamo iniziato a sottoporre a tutti gli editori italiani) erano una diretta conseguenza delle nostre letture di riferimento dell’epoca, e del nostro amore per esse. Soprattutto “vertighiane” (Moore, Milligan, Morrison, Delano & Co.), ma passando anche attraverso WATCHMEN, DARK KNIGHT RETURNS, LOVE & ROCKETS dei Fratelli Hernandez, METROPOL di McKeever, insomma un bel mix di letture che poi sono state riconfermate negli anni come capisaldi della letteratura a fumetti, e che ancora oggi risultano fresche, accattivanti, attualissime.
illustrazione dedicata a Wolverine, opera di Giuseppe Camuncoli. Per gentile concessione dell'autore
Questo codex di riferimento, condiviso da entrambi, è stato l’humus che ha partorito i nostri primi fumetti. Ci si muoveva insomma su un terreno comune, conosciuto, accogliente, che ha sicuramente facilitato le sinergie che devono necessariamente scaturire tra testo e disegni per fare buoni fumetti.
< continuerà nel n. 19 >

